05 gennaio 2012
Da" La gazzetta del mezzogiorno"
LA NUOVA FRONTIERA DELL'ENERGIA ALTERNATIVA
RASSEGNA STAMPA LOCALE - LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Gli ingegneri Maurizio e Fabio Fersini avviano la sperimentazione di un progetto alternativo a eolico e fotovoltaico
Energia pulita, due fratelli salvesi a caccia della «terza via»
• SALVE. Energia pulita ad emissioni zero grazie alla «ricetta» di due ingegneri salentini. I fratelli Maurizio e Fabio Fersini dopo il quarto posto al concorso «Bollenti spiriti», bandito dalla Regione Puglia per premiare i progetti più innovativi, sono ora pronti a sperimentare il prototipo di una macchina che potrebbe rivoluzionare il sistema di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Maurizio, 29 anni, è ingegnere dei materiali, mentre Fabio, 25 anni, è ingegnere meccanico. Entrambi si sono formati all’Università di Lecce, prima di entrare nel mondo del lavoro: uno nel settore automobilistico e l’altro nel campo della ricerca industriale. Unendo i due cervelli, hanno deciso di sperimentare anche nel Salento un’idea semplice ma allo stesso tempo geniale. Perché non catturare l’energia solare
attraverso degli specchi e con il calore azionare un motore che produce corrente? Si sono messi all’opera e ne è nato un progetto denominato «Apollo» che, una volta ultimato, consentirà di ottenere il doppio di energia rispetto a quella dei comuni pannelli solari. Il sole sarà infatti il protagonista delle ricerche della Energelios, la società che ora i fratelli si apprestano a varare, all’interno dell’area di sperimentazione della masseria «Palombara» (partner del progetto), nell’agro di Salve al confine con quello di Presicce, dove sarà montato il prototipo. «L'idea è nata dalla passione per il lavoro che facciamo, combinata con l’amore per l’ambiente - affermano i due ingegneri - volevamo sviluppare un prototipo nel campo delle energie alternative, studiando l’argomento sotto una prospettiva diversa. Abbiamo quindi puntato sul Csp, il Concentrated solar power». Com'è fatto il meccanismo? «Si tratta di un apparato che accoppia al solare un sistema di concentrazione su un motore di tipo “Stirling”, che sfruttando il calore immesso in un punto focale, è in grado di spingere un cilindro. Una parte del motore, cioè il punto focale - spiegano i due tecnici - sarà caldissimo perché su di esso saranno concentrati i raggi solari, un’altra parte sarà fredda e attraverso la differenza di temperatura si potrà produrre energia elettrica. I raggi solari verranno concentrati attraverso una parabola di quattro metri di diametro munita di specchi, che seguirà la luce solare montata su un traliccio di quattro metri». I vantaggi reali? «Questo sistema, una volta ottimizzato, può dare rendimenti produttivi che possono raddoppiare rispetto ai tradizionali pannelli fotovoltaici. I dati sono stati già verificati da importanti aziende del settore come la Infinia corporation degli Stati Uniti. Sono prodotti che rivoluzioneranno il mercato. Noi - annunciano - faremo l’esperimento per un anno con un prototipo da due o tre kw». E continuano: «Il motore lo progetteremo e lo costruiremo noi secondo le nostre esigenze; il peso complessivo si dovrebbe aggirare sui 500 chilogrammi e contiamo di ottenere una temperatura sul punto focale superiore agli 800 gradi necessari ad azionare lo Stirling». I due ingegneri restano però con i piedi saldamente ancorati a terra, perché di strada ce n'è ancora tanta da fare e il piccolo contributo di 25mila euro della Regione è solo uno stimolo. «Se tutto andrà a regime - concludono - questa sarà una nuova strada per ottenere l’energia pulita a emissioni zero dopo il fotovoltaico e l’eolico».
Articolo di Mauro Ciardo - La Gazzetta del Mezzogiorno
Villa Salve, nota anche come Villa Winspeare.
I Winspeare sono i rappresentanti di una famiglia cattolica di origine inglese (proveniente dallo Yorkshire) trasferitasi a Napoli nel XVIII secolo.Tale casata, che si divise in due rami nel XIX secolo, entrò a far parte dell'aristocrazia nel 1808, grazie al titolo di barone assegnato, da Gioacchino Murat, alla persona di David ed esteso ai discendenti dei due rami con Decreto reale del 17 dicembre 1816. Tuttavia, il titolo non fu riconosciuto dai Borbone dopo la Restaurazione. La famiglia ne ottenne il riconoscimento solo da parte del governo italiano, con Decreto ministeriale del 20 marzo 1917, riconfermato, con sovrana concessione motu proprio, il 17 agosto 1942. Gli esponenti di uno dei due rami, ossia i discendenti di Antonio (1840-1913), figlio di Edoardo, sono stati autorizzati, con Regio Decreto 14 gennaio 1943, all'aggiunta del cognome Guicciardi.
Fino al XX secolo, la famiglia Winspeare possedeva innumerevoli proprietà nella città di Napoli (tra cui il Palazzo Acquaviva d'Atri, acquistato agli inizi del 1800), ed in particolare, ereditate dalla duchessa di Salve, sulla collina del Vomero (Villa Leonetti, Villa Salve).
È tuttora proprietaria di un castello a Depressa, in provincia di Lecce. Appartiene a questa famiglia anche il regista Edoardo Winspeare.
Busto di David Winspeare a Castel Capuano.
Fatta erigere nel XVIII secolo dai duchi di Salve, passò, nella seconda metà dell'Ottocento alla famiglia Winspeare, grazie al matrimonio tra Antonio Winspeare ed Emma Gallone, duchessa di Salve.
L'edificio, costituito da un corpo di forma rettangolare con una torretta nella parte posteriore, ha il suo ingresso su corso Europa (tratto finale dell'antica via del Vomero), di fronte al parco di Villa Ricciardi, ergendosi alle pendici della collina; la proprietà originaria si estendeva verso il basso includendo anche l'attuale Villa Leonetti, che sovrasta via Aniello Falcone. Tra le due ville, distanti 80 iarde, sono successivamente sorti altri edifici.
La villa, a lungo abbandonata, ha attraversato sofferte vicende di restauro dagli inizi del XXI secolo; attualmente è stato completato il restauro della facciata principale, mentre la parte posteriore è ancora a diversi livelli di restauro.
Villa Salve
prima del restauro
Villa Salve
dopo il restauro
vista da Via Tasso
Entretien avec Antonio Coi du groupe musical «Terzada»
A l’occasion de la campagne pour l’éligibilité des immigré-e-s dans le canton de Neuchâtel, nous nous sommes entretenus avec Antonio Coi, du groupe musical de la Colonia Libera Italiana «Terzada», à Neuchâtel. Originaire de Salve dans Les Pouilles en Italie, Antonio est arrivé en Suisse à 15 ans. Il y a fait sa vie et fondé une famille. Depuis 35 ans, le groupe «Terzada» a animé de nombreuses manifestations, acclimatant notamment en terre neuchâteloise «Bella ciao», le chant des partisans italiens.
Comment es-tu venu en Suisse?
Antonio Coi: J’ai quitté Salve en juin 1961, avec l’un de mes frères et l’une de mes sœurs, après le décès de ma mère.
Mon père, qui avait été secrétaire du PCI local, était parti chercher du travail en Suisse, en 1949.1C’était le premier saisonnier italien à Cressier (NE), 10 ans plus tard il a obtenu le permis B. Comme tous les immigré-e-s, il a dû passer une visite médicale à la frontière. On te refoulait au moindre problème: ainsi, mon oncle – décédé à 89 ans! – n’a pu entrer en Suisse pour cause de tension artérielle trop élevée...
Je suis arrivé en Suisse à l’âge de 15 ans: trop vieux pour l’école, trop jeune pour travailler. Pendant ces quelques mois d’inactivité, j’ai découvert la xénophobie contre les immigré-e-s, sous forme d’agressions verbales ou physiques. Après un petit emploi de livreur, j’ai trouvé un emploi dans une entreprise de gravure industrielle. Enfin, j’ai travaillé à l’usine Favag (NE),
fermée en 1989. Beaucoup d’immigré-e-s, dans cette usine, étaient membres de la Colonia Libera Italiana. Nous avons contribué à former une commission ouvrière combative. Lors d’une vague de licenciements, les ouvriers ont manifesté devant le siège du trust ASCOM, à Berne. Nous n’avons pu empêcher la fermeture de l’usine, mais nous avons obtenu un plan social meilleur que les précédents.
Peux-tu nous dire quelle fut l’activité de «Terzada»2 durant toutes ces années?
Je pense que l’expression musicale – populariser les chants du mouvement ouvrier – est une manière de militer. Nous avons fondé «Terzada» en 1970, lors de la première initiative xénophobe. En 1974, nous chantions contre la deuxième initiative de l’Action nationale; nous avons aussi enregistré un disque pour soutenir l’initiative «Etre solidaire» contre le statut de saisonnier, en 1981. Nous avons aussi chanté contre Franco, Pinochet et les colonels grecs, pour les travailleurs de Bulova et Dubied à Neuchâtel en 1976 et lors de la grande manifestation pacifiste de Berne, dans les années 1980. Mais ces activités me semblent oubliées aujourd’hui...
Le 17 juin, on vote à Neuchâtel sur l’éligibilité des immigrés. Pourquoi la CLI s’est-elle engagée depuis 30 ans en faveur des droits politiques?
Les premiers immigrés pensaient travailler en Suisse quelques années, puis rentrer. Mais nous sommes restés ici, et nos enfants y sont nés. Nous faisons partie de la société neuchâteloise. Ce n’est pas normal de devoir vivre ici sans avoir les mêmes droits. J’espère donc que l’initiative «Pas de démocratie au rabais» passera.
Aujourd’hui, la xénophobie cible, non plus les Italiens, mais les derniers immigrés arrivés. Comment combattre ce courant ancré dans la vie politique suisse?
La mémoire historique se perd: on a oublié que les immigrés italiens vivaient entassés dans des baraques. Des restaurants affichaient: «Entrée interdite aux chiens et aux Italiens». Le statut des saisonniers (condamnant les femmes et les enfants à la clandestinité) a séparé et même détruit des milliers de familles.
J’ai vécu tout cela, je ne peux donc pas me taire en voyant que d’autres vivent aujourd’hui des situations similaires. Il est vrai que les politiciens xénophobes savent manipuler le mal-être, les préjugés et les angoisses. Ce n’est pas une solution. Au contraire, il faut favoriser l’intégration, avec du travail et les mêmes droits pour chacun-e (quelque soit son origine), là où il/elle vit.
Propos recueillis par Hans-Peter Renk
1 Sur 4800 habitants de Salve, 1000 ont émigré en Suisse dans les années 1950-1970.
2 Trois membres: Antonio e Elvio Coi, Nicola Grecuccio.
Discographie:
- Disque / cassette: «Ombre» avec la chanson Lo stagionale.
- Cassette «Musiques d’ailleurs», avec des groupes espagnols et portugais («Salut l’étranger», 1994).
- CD «Per non dimenticare»: chansons de lutte Disponibles chez: Antonio Coi, rue de la Main 4A, 2000 Neuchâtel.
Italiani, popolo di calciatori. Un mondo tradizionalmente maschile, ma che da alcuni anni vede le donne sempre più presenti. Non è stata la passione per il calcio a spingere una ragazza pugliese in Spagna, tuttavia lei ora del calcio non può fare proprio a meno. Maria Teresa Chirivì, 26 anni, arrivò con una borsa di studio Erasmus nel 2003. Ora è alla conquista del calcio spagnolo. Da un anno e mezzo fa parte dell’Atletico di Madrid. Lo storico Club calcistico, che proprio nel 2003 ha compiuto cento anni, l’ha voluta nell’ufficio stampa. Le sue domeniche hanno tutte la forma dello stadio per seguire i giocatori da vicino, mediare con i giornalisti, scrivere le cronache. Segue anche la Fondazione dell’Atletico, impegnato in alcuni progetti di solidarietà come in Marocco dove è stata aperta una scuola calcio per bambini. È facile vedere Maria Teresa con un auricolare, pronta ad intercettare commenti sulla sua squadra che ha pure un giocatore italiano: Christian Abbiati. Ma l’Atletico da sette anni ha una novità: un settore femminile con 9 squadre e 170 calciatrici di ogni età. Di loro si occupa Maria Teresa: “lavoro perché il mondo del calcio femminile abbia il suo spazio nella stampa e non solo”. “Quando le ragazze sono in giro con la tuta dell’Atletico – racconta – spesso la gente chiede se si tratta della squadra di basket o di pallavolo. Invece si tratta della prima squadra che gioca nella Super Liga! Quest’anno sono seconde in classifica e puntano alla Copa de la Reina, (versione femminile della “Copa del Rey” ndr). Le ragazze della prima squadra non vivono di calcio, che è solo un’attività sportiva, ognuna ha un proprio lavoro e “per questo – spiega Maria Teresa – fanno sacrifi ci e sono mosse solo dalla passione”. Passione e sacrifi cio hanno mosso anche Maria Teresa verso il calcio. Durante l’Erasmus si alzava spesso alle 7 del mattino per andare a partecipare ad una tertulia calcistica a Radio Libertad e si occupava pure delle cronache dallo stadio. Il suo Erasmus non fu proprio orortodosso: “volevo approfi ttare in pieno dell’esperienza, cercando qualche opportunità in più”. Con la Radio aveva preso contatti solo per una tesina in Scienze della comunicazione. Fu l’inizio del suo personale campionato con il calcio spagnolo. Dopo
l’Erasmus terminò la laurea allo IULM di Milano, poi tornò a Madrid per prendere una laurea in Periodismo all’Università CEU mettendo in porta ben due goal: le attribuirono il Premio Mejor alumno de la Universidad e pure il Premio extraordinario de fin de carrera per la tesi sull’uso delle immagini in televisione. Una settimana dopo la laurea “made in Spain” il colloquio con l’Atletico, con cui era entrata in contatto da poco. Un goal da cannoniere che l’ha portata in prima fila. Maria Teresa, milanista, ha anche giocato spesso a calcio, “nella mia famiglia in Puglia siamo tutti appassionati”. Durante l’Erasmus era nella squadra femminile dell’Università Complutense di Madrid. Ora solo qualche partitella ogni tanto, d’estate oppure quando ritorna a Salve, il paese d’origine al quale resta molto legata. In quel lembo di Puglia tutti hanno gli occhi puntati sull’Atletico, da qualche tempo.
Maria Teresa Chirivì
lavora nell’ufficio stampa dello storico club
e si occupaanche del settore femminile:
nove squadre e 170 calciatrici di ogni età
La salvese dell’Atletico Madrid
maggio 2008
In alto, Maria Teresa
Chirivì, 26 anni, insieme
con il portiere
italiano dell’Atletico
Madrid, Christian
Abbiati. Qui accanto,
Maria Teresa con
il presidente
dell’Atletico, Enrique Cerezo, durante un
gemellaggio dello scorso dicembre in Marocco con
l’Atletico di Tetuan.