Le caremme - ramigna

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Le caremme

Non c’è Quaresima in Salve senza: “Caremme”. Da 9 anni , infatti,  nel rispetto della tradizione, sui balconi del Borgo Antico del Paese, esse fanno bella vista di sé, grazie al progetto di Maria Gemma PEPE  promosso dall’Associazione Culturale  “CENTRO STORICO”,  che opera in Paese da più di 17 anni e che intende tramandare,la propria cultura anche in questo periodo.
Antica usanza quella di esporre la “Quaremma o Caremma”, subito dopo la fine del carnevale,  fantoccio, tipico del costume popolare salentino, che raffigura una vecchia brutta, quasi sempre vestita di scuro, con un fazzoletto in testa ed il viso scoperto.
La Quaresima è un periodo di “astinenza e sacrificio” fino al giorno precedente la Santa Pasqua. Ogni “Caremma” è munita di una “conocchia” e di un “fuso”, antichi strumenti in uso per filare la lana ed in questo caso utilizzati quali simboli di “laboriosità e del tempo che scorre”. Ai piedi “un’arancia amara con infilzate sette piume di gallina” come il numero delle domeniche mancanti dall’inizio della Quaresima alla Santa Pasqua di Risurrezione, non solo, ma per ricordare anche i sette vizi capitali: Superbia, Accidia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia, Avarizia.
La tradizione vuole che, si tolga una piuma  ad ogni scorrere di settimana, mentre il sapore acre dell’arancia, vuole evidenziare “sofferenza” e “astinenza da carne, uova e formaggi” , periodo caratterizzato, dunque, da “grande moderazione”.
Tali privazioni terminavano durante la Settimana Santa, quando cominciavano i preparativi per la realizzazione dei dolci tipici pasquali. Tra questi ricordiamo le “Cuddhure” con dentro le uova sode, che le mamme e le nonne preparavo a forma di “galletti” per i bambini, di “bambole” per le bambine, oppure a forma di “panierino”, tutte decorate con stagnola multicolore; ai papà, invece,
toccava quella a forma “circolare” naturalmente con dentro più uova sode.
Il Direttivo dell’Associazione Culturale “Centro Storico” di Salve, si augura che, anche quest’anno “i bambini di oggi” arricchiscano il loro bagaglio culturale con questa bella pagina della “nostra tradizione popolare”,  ma che anche “i bambini di ieri”rispolverino con simpatia un caro ricordo della loro adolescenza.           

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